mercoledì 22 ottobre 2008
Biennale Architettura 2008
Non c'è stata molta emozione nel visitare la Biennale 2008 di Architettura.
Nel senso che poco di quello che abbiamo visitato è stato in grado di suscitare particolare interesse o coinvolgimento; quasi nulla ha smosso i nostri sensi.
Questa affermazione necessità però di almeno due premesse (che non ho fatto e che quindi faccio ora).
Uno: l'intento del curatore forse non era quello di emozionare. E questo ci sta (nulla da dire).
Due: questa Biennale nasce con un precedente scomodo, ossia quella di due anni. Lo ammetto, quella mi era veramente piaciuta tanto e replicare è sempre più difficile.
Nonostante tutto questo, però, è sempre bello visitare Venezia durante questi eventi ed è sempre piacevole camminare per gli spazi dell'Arsenale.
E tra l'altro, quest'anno si sono aggiunti anche spazi nuovi (l'Arsenale Novissimo, appunto): tutto da scoprire e da vivere. Entrare in quegli spazi (per me vergini) è stato quindi un sicuro arricchimento e una sorpresa particolarmente gustosa.
Per il resto, però, la Biennale è troppo distante, lontana, estremamente visionaria: l'architettura sembra abbandonare il suo essere sociale e parte della nostra vita. Lo fa, volando troppo alta e abbandonando a terra gli aspetti progettuali, costruttivi ma anche, e questo è grave, le connotazioni sociali.
A volte si ha la sensazione che i protagonisti della Biennale 2008 abbiano voluto fare arte con l'architettura: non ce n'è bisogno. Perchè l'architettura è arte e non deve dimostrarlo.
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