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sabato 23 aprile 2011

Ristorante Al Cavallino Bianco










In altri periodi (autunno, per esempio) è forse ancora più affascinante scendere nella bassa parmense. Ma anche in una soleggiata domenica di aprile è suggestivo attraversare i vasti e piani territori tra Colorno e Zibello, dove si alternano campi a perdita d’occhio e piccoli abitati, ormai desolantemente quasi abbandonati. È questo il percorso per giungere sugli argini del Po, dove si trova Polesine Parmense e il ristorante “Al Cavallino Bianco”. Guidato e gestito dalla famiglia Spigaroli è da tempo ormai un ritrovo classico per gustare i sapori del territorio e, negli ultimi anni, al centro di una notevole campagna promozionale che gli ha dato particolare visibilità.

Proprio a ridosso del grande Fiume, la struttura racchiude eleganza e storicità: c’è la volontà da parte del personale di dimostrarsi cortese ed efficiente fin dall’inizio. Il servizio però non ha ancora completato il salto di qualità e così anche lo spazio: troppo rumoroso e affollato per essere di classe superiore.

Il menù è importante: una vasta scelta (sia di piatti che nella carta dei vini), ricette tradizionali e più innovative e una serie di menù completi (“L’evoluzione del territorio”, “di Giovannino Guareschi e Giuseppe Verdi”, etc…) che consentono di assaggiare diverse portate.

Tra questi, optiamo per il Menù del Buon Ricordo.

Ci portano una ouverture con strudel di patate e culatello e una tartina con la spuma di parmigiano e ricotta (deliziosi entrambi) accompagnati da un bicchiere di Tamburen (un rosato brillante di loro produzione).

Poi si parte con il menù: ecco il culatello con tutti gli altri salumi di loro produzione. Troppo stagionati sia la mariola che lo strologhino, mentre risultano ottimo il lardo e buono il culatello. Discreti la coppa e la pancetta.

Come primo il Risotto con pesce gatto, gamberi e rosmarino fa una buonissima figura: piacevole l’aroma in bocca, buona la cottura del chicco, forse un po’ troppo liquido (il rosmarino però uccideva molto il sapore del pesce gatto). Abbiamo assaggiato anche i Ravioli con il ripiena di coniglio: ottimi.

Strepitoso il secondo: la suprema di cappone di Giuseppe Verdi. Carne tenerissima, cotta benissimo e con un sapore pieno. Questa ce la si ricorderà per un po’…

Il dessert: scegliamo il Tortino di mele con semi di papavero, gelato alla crema e anice stellato. Buono.

Abbiamo accompagnato con una piacevole Fortana del Taro, dell’Antica Corte Pallavicina, ossia l’altra proprietà degli Spigaroli.

Alla fine spendiamo 65 euro a testa.

Intenzioni e volontà sono da grande ristorante, ma ci sono ancora mancanze (servizio e atmosfera), nonostante la qualità sia buona.

Voto: 7 ½

Ristorante Al Cavallino Bianco, via Sbrisi 2, 43010 Polesine Parmense (Parma), tel. 0524-96136


lunedì 14 marzo 2011

Locanda Mariella

La Mariella è ormai da qualche anno una istituzione nel panorama gastronomico parmense: giudizio positivo quasi unanime da parte delle Guide, soddisfazione pressoché generale da chi accetta il consiglio.

Si sale verso Calestano, per poi abbandonare la strada principale e raggiungere il piccolo abitato di Fragnolo: qui, il bar ritrovo del paese è diventato un approdo sicuro per gli amanti del tartufo e, soprattutto, per chi si intende di vino.







All’ingresso c’è ancora il vecchio bancone e chi gioca a carte nei tavolini. Ma le stanze dove ci si accomoda sono state risistemate, perdendo a volte la semplicità della struttura originaria (il tavolo a noi riservato è in una piccola stanza dal gusto contemporaneo, ma poco autentico). Il servizio fin da subito lascia trasparire cordialità e professionalità. Il menù è vario (piatti della tradizione e proposte più innovative) e arricchito ulteriormente da quello del giorno.

Partiamo dagli antipasti che abbiniamo ad uno Spumante Valentino Brut “Riserva Elena” del Podere Rocche dei Manzoni di Monforte d’Alba (strepitoso al naso e nella sua vivacità). Un grande classico: la polentina tenera con fonduta di formaggi e tartufo nero (anche se marzo non è certo il periodo migliore per il tartufo, la consistenza di polenta e fonduta e l’abbinamento dei loro sapori è sempre ottimo). Poi assaggiamo un delicato involtino di verza ripieno di magro, una buona Culaccia e un discreto prosciutto crudo 30 mesi; segnalazione particolare anche per la Mortadella in vescica naturale con pistacchi (selezione Real Group).

Come primo, un assaggio di tortelli di patate alla parmigiana: buona la pasta, ma forse non eccelso il ripieno. Nel frattempo iniziamo a bere un Barbaresco dei Produttori di Barbaresco (2005) capace di riempire il palato come solo certi vini piemontesi sanno fare.

Tra i secondi ordiniamo un ottimo Carrè di maialino da latte al forno con cotenna: carne rosa, morbidissima ed estremamente gustosa. Buona anche la Tagliata di fassona piemontese con sale grosso del Galles e olio extravergine (speciali anche le patate arrosto di accompagnamento).

Decidiamo di far anticipare ai dolci un assaggio di Comte, formaggio francese vaccino a latte crudo: semplicemente superbo. Lo accompagniamo con un memorabile Barolo Rinaldo di Giuseppe Rinaldi del 2005.

E poi i dolci: Bavarese con amarene cotte (niente di eccezionale) e Prugne cotte tiepide al vino rosso con gelato (buona, ma nulla di trascendentale).

Chiudiamo con una ottima Malvasia Passita il Negrese del 2009 (profumatissima e delicata).

I 40 euro del conto finale risultano più che onesti, in relazione alla qualità del mangiato e del bevuto.

Si percepisce la ricerca delle materie prime e la cura nella preparazione dei piatti, mentre è magistrale la selezione dei vini.

Una ottima sinfonia per il palato.

Voto: 8½

Locanda Mariella, Frazione Fragnolo, Calestano (Parma), tel. 0525-52102

sabato 5 marzo 2011

Trattoria Tarasconi

Lo è per me che ci sono andato fin da bambino, ma penso lo sia anche per tutti quelli che vanno per la prima volta: entrando da Tarasconi sembra davvero di andare a mangiare a casa loro. Ci si ferma lungo la strada che porta a Vetto, si salgono due gradini e si entra in due piccole stanze arredate con oggetti vecchi, un po’ di fiori e qualche foto alle pareti.

La più bella delle due è sicuramente la seconda con un bancone da bar “come una volta” e tre o quattro tavoli per una dozzina di persone. A servire e cucinare ci sono loro, la famiglia Tarasconi appunto: con semplicità e un po’ di ingenua leggerezza, la cortesia non manca.

Il menù è raccontato a voce ma è classico, della tradizione e non varia quasi mai.

Si parte con un antipasto di salumi misti (prosciutto crudo, coppa, salame e cicciolata): discreti nel complesso e con la cicciolata che risulta essere la migliore.

Ordiniamo poi il risotto al tartufo, solitamente uno dei piatti migliori e frutto della raccolta annuale del proprietario. L’ultima volta è risultato un meno cremoso e carico di sapore del solito: è stato meglio in altre occasioni.

Discreto anche il tris di tortelli: zucca (dolci al punto giusto, ma forse un po’ troppo conditi di burro), erbette (buono il ripieno) e castagne (insoliti).

Ci sta anche un assaggio di anolini in brodo con un ottimo brodo dal colore giallo carico, ma con poco ripieno.

Come secondo optiamo per un misto: un classico cotechino e purè (buona la carne, delicato il contorno), un coniglio alla cacciatora ormai introvabile nei ristoranti e nelle trattorie, un buon arrosto di spalla e delle ottime patate arrosto.

I dolci si limitano ad un assaggio di torte fatte in casa, ma tutte meritano attenzione e rispetto.

Anche il vino non offre alternative: bianco (malvasia e consigliamo quella dolce per i dolci) e rosso (lambrusco). Rigorosamente fatto in casa.

Spendiamo 30 euro a testa. L’atmosfera è il suo forte, la genuinità un carattere distintivo: ideale per una sosta rilassante senza troppe pretese, ma con calore.

Familiare.

Voto: 6 ½

Trattoria Tarasconi, Località Paderna, 377, Neviano degli Arduini (Parma), tel. 0521-843128


mercoledì 2 marzo 2011

Ristorante Mosaiko

Mangiare buon pesce a Parma non è facile. Mangiarlo in ricette inconsuete e ricercate è quasi impossibile. Sembrerebbe fare eccezione il ristorante Mosaiko, da alcuni anni una nuova certezza dell’Oltretorrente.

In un borgo laterale, all’interno di un piccolo spazio a pianterreno entrandoci dopo aver superato una anonima porta a vetri, ecco questa anomalia dell’offerta gastronomica parmigiana.

L’atmosfera è informale, gli ambienti semplici con dominanza di tinte pastello; il servizio, fin dalla ordinazione, si dimostra cortese ed efficiente.

Nel menù, come anticipato, dominano i piatti di pesce rivisti secondo un particolare connubio frutto delle origine dei due gestori: lei giapponese, lui napoletano.

Una volta seduti ci portano un assaggio del loro pesto ligure (molto delicato e cremoso) da spalmare sul pane; e poi, come entrée, una discreta mousse di zucca con crema di parmigiano e aceto balsamico. Quindi si passa alla vera e propria ordinazione.

Due antipasti. Un’insalata di calamari alle nocciole e mandarino con involtino di gamberi croccante e crema di funghi (unione di sapori solo all’apparenza contrastanti, ma che invece si esaltano bene a vicenda: le nocciole e la crema risultano deliziosi). Un sashimi scottato di orata, branzino e salmone con lime e salsa soya (ottimi tutti e tre i pesci, la salsa uccide forse un po’ troppo gli altri sapori).

Due secondi. Una tagliata di spada con tegamino di seppie e carciofi alle olive nere (ottima nell’articolato sistema di gusti) e una grigliata d’orata farcita ai gamberi con cous-cous alle verdure e jogurt greco (ancora una volta molto buono il pesce, delizioso anche il cous-cous, forse un po’ aggressivo lo jougurt).

Due dolci. Millefoglie con frutta fresca e crema alla vaniglia, Crostatina tiepida al cioccolato con creme brûle allo zenzero: entrambi buoni.

Abbiamo bevuto un non entusiasmante vino friulano Vinnae (ribolla, tocai, riesling) delle Cantine Jermann.

Bella presentazione dei piatti: c’è cura e rispetto per gli ingredienti. Alla fine spendiamo 47 euro a persona, ma soddisfatti e ampiamente sfamati.

Piacevole anomalia.

Voto: 7 ½

Ristorante Mosaiko, Borgo Marodolo 8A, Parma, tel. 0521-289794


domenica 28 novembre 2010

Ristorante Colibrì










Ospitato in un casolare recentemente ristrutturato, il ristorante Colibrì si trova poco fuori l’abitato di Traversetolo (Parma). Due stanze all’interno, la prima è spaziosa e voltata mentre la seconda risulta decisamente sacrificata in virtù del numero di coperti che si è voluto inserire; d’estate è possibile mangiare anche in esterno.

Il menù è rigorosamente tradizionale con primi e secondi del territorio e poche variazioni sul tema; non manca la torta fritta con i salumi. Il servizio, fin dal primo momento, risulta troppo impositivo (non sovvertirei la consolidata formula che è l’avventore che sceglie cosa mangiare…), affrettato e approssimativo.

Partiamo con un assaggio di antipasti: discrete le cipolline in agrodolce e le mostarde di fragoline e mele cotogne; cotta bene e non troppo unta la torta fritta.

Come primo optiamo per le pappardelle al ragù d’anatra: non male la pasta (forse un po’ troppo alta), discreto il condimento. Vi aggiungiamo un assaggio di risotto al tartufo che, ci viene confidato dal proprietario Antonio Bertini, è preparato con un burro al tartufo che lo rende maggiormente cremoso: il risultato è soddisfacente.

Costine d’agnello un po’ troppo speziate e saporite e una tagliata di manzo senza infamia e senza lode, accompagnate da patate arrosto, sono la nostra scelta come secondo.

Chiudiamo con un ricco assaggio di torte varie, tra le quali ricordiamo quella pere e cioccolato.

Abbiamo bevuto un Lambrusco Gran Cru Marcello della cantina Ariola.

Il conto alla fine sarà di 35 euro a testa (non c’è un menù alla carta e quindi si ordina al buio).

Il cibo, mentre viene servito, merita rispetto.

Voto: 6

Ristorante Colibrì, via Rotoli 24, località Carbognana, Traversetolo (Parma), tel. 0521-842585


giovedì 14 ottobre 2010

Casale Mariposa

A poca distanza dalle strade provinciali, ma sufficientemente isolato il Casale Mariposa è una novità perché ha aperto solo pochi mesi fa (anche se il proprietario gestisce un altro ristorante nel centro di Parma da più di vent’anni).

Cucina sarda: è questa la caratteristica del posto.

Il casolare, interamente ristrutturato, è di grandi dimensioni: un cortile e l’ex fienile possono ospitare numerosi tavoli all’aperto. All’interno, quella che fu la stalla ospita adesso i clienti; una vetrata all’ingresso ci mostra la cucina.

Si parte con una serie di antipasti misti: pomodoro con frue – cagliata acida di pecora –, olive verdi e nere, pomodorini secchi, melanzane, crema di pecorino, gola, pancetta, salamini, filetto di maiale (mustela), sedano con bottarga, pecorino con miele e lattuga. Ricca varietà di sapori, ma alcuni poco incisivi (pensiamo in particolare alla bottarga che, stranamente, quasi scompare e ai salumi).

Proseguiamo con i Maccarones de Busa (pasta fatta in casa) con olive nere e salsiccia condite con il pomodoro. La pasta è fatta in casa ed è discreta, ma i gusti non si mescolano (i pezzi di salsiccia sono troppo grandi) e affogano in troppo pomodoro.

Come secondo ordiniamo il Barbagia, ossia costine di agnello con timo e pecorino: la carne è buona, ma forse qui si è ecceduto con il pecorino.

Chiudiamo con un rinfrescante Sorbetto di fragole con Anghelu Ruju: il sorbetto è buono, ma il vino a fatica si riconosce.

Abbiamo bevuto un Cannonau Costera della Cantina Argiolas: buono e deciso.

Nel complesso i piatti sono discreti e il costo non è eccessivo (con quattro portate si spendono circa 40 euro), ma è totalmente disastroso l’ambiente: caotico ed estremamente rumoroso. La vastità della stanza, l’insorizzazione pessima (del resto era una stalla) e il grande quantitativo di tavoli ha reso impossibile la conversazione a tavola. E se una cena non è convivio…

Peccato.

Voto: 6+

Casale Mariposa, via nuova di Mamiano 2, Basilicanova (Parma), tel. 0521-681376


lunedì 20 settembre 2010

Trattoria Le 3 Pite

Ospitata in una sala più lunga che larga di una struttura con finestre su tre dei quattro lati, la trattoria le 3 Pite nasce come frutto della passione per la cucina di tre signore proprietarie (le tre Pite, appunto).

Mulazzano è un piccolo abitato, in prima collina e dalla strategica posizione del locale si può gustare una bella vista. Gli spazi sono caldi e colorati sulle tinte del rosso: gli arredi concorrono a creare un’atmosfera piuttosto rilassata e non formale. Il servizio è puntuale e gentile e dalle finestre che si affacciano sulla strada è possibile anche intravedere il lavoro in cucina.

Nel menù si combinano piatti tradizionali (citiamo ad esempio i tortelli tra i primi) e piatti con abbinamenti di sapori inaspettati.

Per quanto riguarda i primi optiamo per questa seconda strada: ecco quindi maltagliati con cannella, salsiccia e zucca (i gusti si mescolano bene e la cannella, polverizzata in superficie, non nasconde troppo gli altri) e tagliolini zucchine, gorgonzola e pistacchi (qui forse la gorgonzola è troppo predominante).

Sui classici restiamo, invece, nella scelta del secondo: la vecchia, storico piatto parmigiano, dove la carne di cavallo cotta viene abbinata alla peperonata con carote e cipolle. Non sicuramente leggero (era inevitabile), ma gli ingredienti risultano ben amalgamanti e in bocca è possibile sentirli tutti.

Buona anche la varietà nei dolci: ordiniamo una crema catalana che si presenta molto bella d’aspetto, ma forse un po’ troppo abbondante nella quantità.

Abbiamo accompagnato con un classico Nero di Lambrusco Otello di Cantine Ceci.

Sperimentazioni non eccessive e apprezzabili. Margini di miglioramento possibili.

Voto: 6/7


Trattoria Le 3 Pite, strada Provinciale di Mulazzano 146, 43037 Lesignano de' Bagni (Parma), tel. 0521-853504

sabato 28 agosto 2010

Trattoria Leoni

Raggiungere Barbiano è sempre piuttosto piacevole: la strada sale dolcemente aprendo splendidi paesaggi collinari e un’ottima vista sulla sottostante pianura. Qui si incontra la Trattoria Leoni, istituzione ultra decennale della ristorazione collinare parmense.

Il locale accoglie calorosamente nella parte interna, più freddamente invece nella veranda estiva (un tendone bianco su terrazza in pendenza, anche un po’ rumorosa se piena): ma in estate, se si cerca il fresco, qui lo si trova.

Il servizio è esperto e il menù non si discosta dai classici del territorio.

Si parte con un assaggio di salumi misti (inconsistente la spalla, poco saporito il prosciutto, non eccelso il salame). Come primo optiamo per un bis di tortelli (patate ed erbette). Discreta la pasta, ma i sapori annegano un po’ troppo nel burro.

Altro grande classico per secondo: Coppa fresca al forno. Poco spazio al ripieno interno e un po’ troppo grasso attorno. La patate arrosto di contorno non sono male.

Come dolce optiamo per un banalissimo sorbetto al limone.

Abbiamo accompagnato il tutto con una certezza tra i rossi parmigiani: Lambrusco Otello delle Cantine Ceci.

Dall’esperienza e dalla storia di Leoni ci si può aspettare di più: i piatti scemano quasi tutti nella piattezza, non valorizzando a dovere i diversi sapori; la presentazione lascia un po’ a desiderare. Peccato.

Tradizione e territori con poca attenzione.









Voto: 6

Trattoria Leoni, via Riccò 42, 43035 Barbiano, Felino (PR)


venerdì 16 luglio 2010

Antichi Sapori

È sempre bello essere accolti con gentilezza ed entrare in un posto accogliente e curato. E così succede agli Antichi Sapori: seppure gli interni restano più caldi e affascinanti nel loro connubio tra vecchio e nuovo, anche la veranda all’esterno è un luogo piacevole in cui mangiare durante la calura estiva. I coperti sono tanti (circa 80) ma ben distanziati e l’atmosfera è tranquilla e rilassata.

Il servizio preciso e puntuale, risulterà alla fine impeccabile. Il menù presenta un efficace connubio tra i piatti della tradizione (tortelli, punta di vitello, salumi e degustazione di Parmigiano) e alcune ricette un po’ più ricercate e stagionali.







Cominciamo con gli antipasti: lonza di maiale con capperi, taccole, carote, sedano e salsa tonnata (buoni gli ingredienti anche se forse non troppo amalgamati) e una straordinaria melanzana caramellata, con crema di parmigiano e pomodoro fresco. Quest’ultimo in formato sorbetto: una vera delizia che accompagnava in modo perfetto una melanzana resa croccante e una delicatissima crema di parmigiano.

Proseguiamo con un riso mantecato con pesto di rucola, fiori di zucca, parmigiano e pinoli: ottima la manteca tura del riso, buono il pesto, solo decorativi i fiori di zucca e i pinoli.

Poi un agnello disossato con caffè e cipollotti: carne veramente deliziosa e tenerissima, ottima la cottura e la sua salsina dove il caffè non è troppo invasivo.

Concludiamo con un paio di dolci. Una pesca sciroppata (all’anice), babà aromatizzato alle erbe e gelato al basilico dove tutti i sapori risultano decisi e particolarmente gustosi; un sorbetto di albicocca, cereali croccanti e biscotto alla panna (delicato il sorbetto che ben si affianca agli altri ingredienti).

Con tre portate (senza vino, ma tanta acqua) spendiamo 30 euro. Giusto.

Tra gentilezza e serenità con piatti dove si nota la grande qualità degli ingredienti, la cura nella presentazione e la ricerca nel rileggere abbinamenti, metodi di cottura e di degustazione.

Voto: 8

Antichi Sapori, Gaione (Parma), via Montanara 318, tel. 0521-648165.

martedì 11 maggio 2010

Antica Cereria

Con l’allargamento degli spazi (inglobando le sale dove fino a qualche anno fa c’era un ristorante cinese) qualcosa si è perso. Sicuramente l’ambiente raccolto e accogliente di quella che veramente una volta era una fabbrica di ceri. Ma forse si è persa anche un po’ di attenzione alla qualità dei piatti (il menù è rimasto praticamente identico da sempre) e al servizio.












Il risultato è che all’Antica Cereria non si mangia più così bene come una volta.

L’accoglienza è sempre cortese e la cantina, nella quale si accede per scegliere il vino (esperienza da fare assolutamente), si conferma di qualità, ma nel complesso il livello si è adagiato sulla mediocrità, senza punte di eccellenza.

Partiamo con un antipasto “di tutto un po’”: melanzane alla griglia con salsa di aceto balsamico, gorgonzola e miele, polenta e gorgonzola, peperoni in agrodolce, tortino di patate, bruschetta con pomodorini. Tutto discretamente buono, ma sapori che non si distinguevano.

Poi i primi: un grande classico come i tagliolini al culatello (dove però si distingue più che altro il parmigiano, troppo, grattugiato sopra) e le crespelle al radicchio (anche qui troppa besciamella che non lascia spazio al sapore del radicchio).

Passiamo direttamente ai dolci: strudel di pere con Alkermes e gelato (non male) e un altro classico: cestino di cioccolato con fragole e crema (buono il cestino, ma le fragole erano poco saporite e troppo grandi).

Abbiamo accompagnato con un Lambrusco Otello di Ceci.

Alla fine i 33 euro a testa sono veramente troppi (in particolare i 3 di pane e coperto).

Niente che eccelle, sapori che si perdono, tutto troppo condito. Dispiace, ma qualcosa si è perso (e si è aggiunto nel conto).

Voto: 6+

Antica Cereria, Borgo Rodolfo Tanzi 5, Parma, tel. 0521-207387


sabato 27 febbraio 2010

Trattoria Mazzini







Una volta ogni portata era una sorpresa. Adesso ci sono quelle che sai che arriveranno e si è perso un po’ di stupore.

Ma quella carrellata di otto antipasti resta una soddisfazione. Da questo si doveva partire perché sono proprio gli antipasti a caratterizzare la Trattoria Mazzini.

Ogni volta che entro, per me è un tuffo nel passato, anche se tra gli strabordanti arredi, i ricchi soprammobili, le invadenti piante, i vasi è complesso ritrovare il luogo che era. Non è certo il mio stile, ma nonostante tutto questo decoro, il posto è accogliente, curato e caldo.

Come detto, non si può rinunciare agli antipasti. Nell’ordine ci hanno servito: passato di patate e legumi (ottimo), carpaccio di manzo con finocchi e pecorino (forse il migliore), pollo con mele verdi, noci e maionese, gola con polenta fritta (deliziosa), flan di patate con prosciutto, tortino con funghi, torta fritta e prosciutto crudo (non eccezionale) e per concludere l’ormai famosa cipolla fritta.

Le porzioni sono abbondanti e servite nei tempi giusti.

Potremmo quasi fermarci, ma non vogliamo rinunciare ad un secondo. Optiamo per uno stracotto di manzo con polenta arrosto: la carne era buona, niente di memorabile la polenta.

Abbiamo accompagnato con un sempre piacevole Lambrusco Otello delle Cantine Ceci.

Il conto (30 euro circa a testa per due portate) è forse un po’ caro, ma si è mangiato abbondantemente e di qualità.

Agli antipasti non si deve rinunciare.

Voto: 7½

Trattoria Mazzini, via Ferrari 34, Neviano degli Arduini (Parma), 0521-843102.



venerdì 29 gennaio 2010

Osteria del 36









Certezza. All'Osteria del 36 si respira certezza. Difficilmente si sbaglia: pochi tavoli, arredamento curato e sobrio. E' ciò che ti aspetti.
Il menù si divide tra tradizione parmigiana e qualche piatto un pò più innovativo; il servizio è cortese e preciso.
Cominciamo con due antipasti: polenta fritta e lardo di colonnata (a proposito di certezze...) e carciofi gratinati al parmigiano con fonduta di formaggio. Quest'ultimi si rivelano un buon abbinamento (anche se forse il carciofo era un pò duro).
Si va sul sicuro anche per i primi: dei buoni cappelletti in brodo (ottimi il brodo e la cottura), gnocchi al sugo antico (ossia salsiccia e pomodoro) dal sapore deciso e dei particolari tortelli ripieni di castagne in rosso al forno di Nonna Creusa (dolci al punto giusto e con un ingrediente "segreto" che non ci è stato svelato dal cameriere).
Bene anche il secondo: controfiletto di manzo con cipolle, castagne e pomodorini canditi. Di questo abbiamo apprezzato l'integrazione dei sapori anche se forse la carne non era sempre tenerissima.
Abbiamo bevuto un discreto Gutturnio che bene si abbinava ai sapori in tavola.
Chiuso con un buon caffè.
Con due portate, conto sui 27 euro (solo un pò eccessivi i 3 euro di coperto).
Come detto, si va sul sicuro.

Voto: 7½

Osteria del 36, Strada Saffi 26/a, 43100 Parma, 0521-287061


giovedì 14 gennaio 2010

Osteria della Gatta Matta

L'atmosfera dell'Osteria della Gatta Matta è piacevole, accogliente e rilassante.
Nell'arredamento, nei colori e nello stile delle illustrazioni esposte alle pareti sembra esserci un pò di Provenza, e una vena di femminilità.
Il servizio si dimostrerà, fino alla fine, cortese ed efficiente.

Decidiamo di partire con un antipasto: Radicchio trevigiano frusta con lardo di Patanegra, scaglie di Parmigiano e Aceto Balsamico. Nel complesso ci si poteva aspettare un pò di più: piacevole la composizione di sapori, ma normale in termini di qualità e porzione.

Come primi, abbiamo optato per un Risotto lavanda e pere mantecato con Castelmagno e miele di castagno (delicato, ottima la consistenza delle pere, poco pervenuto il sapore del miele) e una Vellutata di broccoli con bignè di pecorino (molto buona e bella la presentazione con i tre bignè).

Se i primi si sono dimostrati positivi, ancora meglio hanno fatto i secondi. Il Rollè di faraona ripieno di verza, castagne e salsiccia era veramente molto buono: sapori molto ben amalgamati e carne tenerissima. Ottimo anche il Filetto di cervo con salsa di sedano, rapa e frutti di bosco (carne deliziosa e di grande soddisfazione l'abbinamento con i frutti di bosco e la salsa).

Ci ha accompagnato un Lagrein San Michele Appiano: molto apprezzato.
Nel conto (circa 40 euro a persona) ci sono forse 5 euro in più...

Si nota la ricerca di qualità e di sapori. Si apprezza l'atmosfera e il servizio. Si esce soddisfatti.

Voto: 8-

martedì 17 novembre 2009

Ristorante Cocchi

C’è ancora una genuina aria di vera parmigianità da Cocchi. C’è sicuramente nel menù, così come nei sobri quadri appesi alle pareti; la si ritrova anche nei camerieri (se ne escludiamo uno, quello più giovane, un po’ maldestro e confusionario). Insomma, nelle salette di questo storico ristorante di Parma c’è aria “buona” e atmosfera accogliente, anche se ci siamo imbattuti in una serata un po’ rumorosa (speriamo sia un caso…).







Dicevamo del menù: ci sono tutti i piatti della tradizione, compreso un importante carrello dei bolliti. Abbiamo optato per un tris di polentina (ragù, funghi, tartufo) come antipasto e questo piatto resta l’unico un po’ deludente della serata: leggermente insipido e un po’ grumoso. Assolutamente superlativo, invece, il savarin di riso: delicato e raffinato, forse il migliore mai mangiato. Buoni anche gli anolini in brodo.

Ottimo anche il secondo: una strepitosa punta al forno ripiena con patate arrosto. Il grasso della carne si scioglieva in bocca, il ripieno era delizioso, le patate dolci e cotte bene. I rognoncini, come secondo alternativo, sono un piatto da scoprire perché insolito e difficile da trovare.

Si chiude con gelato alla crema appena fatto e servito con scaglie di cioccolato: molto buono.

Il tutto è stato accompagnato da un dignitosissimo Lambrusco di Monte delle Vigne: perfetto.

I 35 euro a testa sono giustificati dalla qualità, ma si può migliorare ancora qualcosa (soprattutto in termini di servizio e serenità del locale). E poi quella polentina insipida non me la aspettavo…

Voto:

Trattoria Cocchi, via gramsci 16, Parma, tel. 0521-981990

martedì 3 novembre 2009

Osteria dello Zingaro













Si conferma un locale che offre innanzitutto sicurezza e cordialità. E questi sono sempre aspetti importanti.
Anche la cucina vive di certezze: il menù è sempre il medesimo e i piatti semplici e curati. C'è tutta la tradizione parmigiana; dai tortelli ai salumi, fino al cavallo. Quest'ultimo è presentato in tre diverse modalità: il classico pesto (crudo, da gustare con un po' d'olio e pepe), il roastbeef e il filetto.
L'ultima volta abbiamo ordinato il piatto zingaro: un'unica portata a base di verdure (da quelle fresche a quelle alla griglia), uova, formaggio (un buon parmigiano e un delicato caprino) e carne di cavallo (nelle diverse forme che abbiamo detto).
Bella l'esposizione di dolci (torte e semifreddi) sulla dispensa.
Anche i vini sono quelli tradizionali (il rosso è lambrusco, il bianco è malvasia), ma se si vuole c'è anche qualcosa in più...
E il conto alla fine è quello giusto.

Equilibrio e certezza.

Voto: 7+

Osteria dello Zingaro, Borgo del Correggio 5, Parma, tel. 0521-207483